1945-2025: 80 ANNI DEL CIRCOLO FAMILIARE DI UNITÀ PROLETARIA

Il 25 aprile del 1945, giorno della Liberazione, i partigiani della Brigata Giacomo Matteotti arrestarono a Milano, in piazza Gorla, il gerarca fascista Carlo Emanuele Basile, impegnato in un disperato tentativo di fuga. Basile, tra le altre cose, si rese responsabile della fucilazione di otto antifascisti incarcerati a Marassi, mentre era Prefetto di Genova.

Per questa meritevole operazione, la Brigata Matteotti, guidata dal Comandante Paolo Maggioni e dal suo vice Renato Rovelli, ricevette dal CNL Alta-Italia un premio di due milioni e mezzo di lire. I partigiani misero quella cifra a disposizione perché fosse costruito un circolo nel luogo dove era stato distrutto dai bombardamenti il “Buschett”, noto luogo di ritrovo del quartiere.

Quel posto, chiamato Circolo Famigliare di Unità Proletaria, è ancora vivo e prosegue la sua attività a Milano, festeggiando nel 2025 l’ottantesimo anniversario della sua fondazione.

Nel corso di questi ottanta anni, il CFUP ha svolto un’importante funzione sociale nel quartiere, diventando centro di aggregazione e riferimento per iniziative di carattere culturale, formativo, ricreativo e politico, sempre in coerenza con i valori fondativi, cooperativi, di mutualità, solidarietà, socialità, autogestione, integrazione, molteplicità, pluralismo, secondo la tradizione delle case del popolo e i valori della Costituzione Antifascista.

Ideali dei quali oggi più che mai la nostra collettività ha bisogno per contrastare una sempre più evidente deriva autoritaria caratterizzata soprattutto da interessi corporativi e rigurgiti di quel fascismo che, come racconta bene la nostra storia, pensavamo di avere sconfitto. La politica italiana non ha fatto i conti con il regime Fascista lasciando la maggior parte della nomenclatura ai loro posti di comando nell’apparato Statale, tanto che negli anni a seguire è arrivato un tentativo di Golpe, e l’apertura della strategia della tensione con le stragi come Piazza Fontana, Bologna, Brescia.

Dal 69 al 75 vengono compiuti in Italia 4384 atti di violenza contro persone e cose. L’85% è dichiaratamente opera dell’estremismo neofascista, più o meno strumentalizzato, che nello stesso periodo compie 63 omicidi politici su 92. Infine sempre in quei sei anni, vengono commesse tutte le stragi (esclusa Bologna) che sono responsabili del 42% delle vittime del terrorismo. Da cifre come queste appare chiaro il peccato di omissione dei mass media italiani, che tesero a dipingere la stagione terroristica come legata al sovversivismo rosso che ci fu, ma che intervenne in una seconda fase quando si era già dispiegato in pieno il terrorismo nero legato agli apparati statali (N. Tranfaglia-La storia-Utet)

Oggi ci ritroviamo al potere una destra di matrice fascista, neofascista e postfascista che porta avanti con arroganza e inefficienza una restaurazione di valori patriarcali, naturalmente con dichiarati intenti securitario-repressivi, attraverso procedure ritenute democratiche, senza fare un colpo di stato cerca di instaurare un nuovo regime “democratico” autoritario.

Le origini delle imprese cooperative, come la nostra, hanno mostrato la capacità di operare in tanti diversi settori. In particolare, grazie ai principi di mutualità, essa ha saputo creare imprese dove l’iniziativa privata mancava o non era stata in grado di perseguire lo sviluppo sociale insieme a quello economico. Il sistema delle imprese cooperative è riuscito a proporsi come grande forza di progresso: capace, cioè, di creare lavoro e nuovi servizi, di difendere produzione e capacità reale d’acquisto dei consumatori, di tutelare la qualità dei consumi e dell’ambiente. Negli ultimi decenni l’ambito di richiamo del movimento cooperativo si è allargato a ceti sociali e categorie professionali più vaste e per motivi non più riconducibili alla sola tutela dei più deboli. La domanda cooperativa si è caratterizzata in particolare fra i giovani e le donne come domanda di lavoro qualificato, di autogestione e di una migliore qualità della vita.

Dobbiamo aver ben presente che la cooperativa non l’abbiamo ereditata dai nostri predecessori ma l’abbiamo presa in prestito dalle persone che la gestiranno dopo di noi. Infatti è importante lavorare non solo per sé, ma anche per gli altri, l’attività svolta non è per il soddisfacimento dei propri bisogni immediati, ma per quelli della comunità futura.

Spirito associativo, solidarietà, democrazia interna e soprattutto centralità dell’uomo e valorizza­zione del suo lavoro e dei suoi bisogni sono, pertanto, i valori che guidano tuttora il movimento cooperativo. La cooperativa è un’impresa che, oltre a dover competere sul mercato, cerca di realizzare alcuni importanti valori di solidarietà e di mutualità.

La cooperativa può essere concepita come una palestra dove si allenano e sviluppano mente e cuore, dove i soci sono sempre di più contitolari di questa impresa e non semplici clienti; dove ai consiglieri è affidato il compito di essere i primi divulgatori dei valori cooperativi all’interno dell’azienda. Essi dovranno essere visti come esempio dai loro collaboratori e da tutti i soci della cooperativa: da loro e pertanto necessario pretendere serietà, rigore, trasparenza, competenza, rispetto dei valori cooperativi e costante coerenza fra il dire e ii fare. Bisogna puntare a una maggiore qualità al miglior prezzo. Puntare su prodotti locali artigianali e non industriali, per ricostruire un rapporto stretto con il terri­torio, per radicare le imprese e creare nuovi posti di lavoro. Prodotti che tengono conto di un consumo equo, critico, etico e consapevole. Prodotti che rispettano la natura e le persone. La crescita della nostra cooperativa deve essere legata non solo al risparmio dell’individuo sulla modalità di acquisto ma poter contare su un cosciente e responsabile stile di vita.

Non è facile raccontare i nostri 80 anni, fatti di sperimentazione, tentativi ed errori, incursioni e ritirate, deviazioni e ritorni. La nostra piccola cooperativa orgogliosa della sua dimensione artigia­na, probabilmente non è stata un’impresa memorabile nella Storia delle cooperative italiane, ma speriamo che lo sia stata per le singole storie di tutti quelli che hanno condiviso questa esperienza. Ogni individuo ha il potere di fare del mondo un posto migliore.

La celebrazione dei nostri 80 anni di storia vuole essere soprattutto un rilancio di queste idee, attraverso una serie di iniziative, prevalentemente di carattere culturale, nelle quali coinvolgeremo artisti, intellettuali, attivisti e tutti coloro che si renderanno disponibili a questa operazione di rilancio del Circolo e soprattutto dei nostri valori dentro una città “Medaglia d’Oro per la Resistenza” che ha sempre più bisogno di recuperare la propria identità.

80 anni … inizia un nuovo tempo o è il proseguimento dello stesso? Non lo sappiamo. Sappiamo solo che le date importanti siamo noi a deciderle. Ogni giorno dell’anno è una data importante per la cultura, la socialità, l’impegno, la convivialità, il libero pensiero … L’amore, il divertimento e la festa. In questo deserto del reale che ci porta alla rassegnazione ed alla solitudine, ci piace pensarci come un fiore che sboccia tra le macerie … per stare insieme, ritrovarsi, condividere socialità, mantenere le menti lucide, essere artefici e protagonisti del nostro destino… Insomma … nonostante tutto tifiamo ancora per l’uomo in rivolta.